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Nabucco


NABUCCO (opera in 4 atti - Musiche di G. Verdi - Libretto di T. Solera)
PERSONAGGI PRINCIPALI: Nabucodonosor, re di Babilonia; Ismaele, nipote di Sedecia, re di Gerusalemme; Zaccaria, pontefice degli ebrei; Abigaille, schiava erroneamente creduta figlia primogenita di Nabucco; Fenena, figlia primogenita di Nabucco, convertitasi al Dio degli Ebrei.

TRAMA
Atto primo. A Gerusalemme gli Ebrei, sotto la guida spirituale del pontefice Zaccaria, confidano nel loro Dio e nella schiavitù presso di loro di Fenena, figlia del re d'Assiria, per respingere l'attacco del padre stesso, Nabucco. Ismaele, infatti, nipote del re di Gerusalemme Sedecia, ha appena annunciato l'avanzare minaccioso del nemico. Zaccaria affida Fenena ad Ismaele perchè la usi come arma di ricatto per indurre il di lei padre Nabucco alla resa. Ma l'imprevisto d'amore è dietro l'angolo: il giovane è infatti innamorato della ragazza, verso la quale si sente anche in debito: fu lei, infatti, a salvarlo dalla prigione e dall'amore non corrisposto della sorella Abigaille, quando, tempo prima, venne imprigionato a Babilonia nelle vesti di ambasciatore di Giuda. Ismaele giura all'amata che la libererà dalla condizione di schiava in cui versa, appena possibile.
I due amanti vengono sorpresi proprio da Abigaille, creduta erroneamente figlia primogenita di Nabucco, ma in realtà misera schiava: ella, riversando su Ismaele tutto il suo odio frutto di quell'amore rifiutato, lo accusa di tradire la sua patria con una donna babilonese. Immediatamente dopo sopraggiunge anche Nabucco trionfante, che fa irruzione nel tempio. Zaccaria, nell'intento di respingere l'attacco e la profanazione del tempio, minaccia di uccidere Fenena, ma è lo stesso Ismaele a fermare la mano del suo compatriota. Una volta liberata sua figlia, Nabucco annuncia vendetta.
Atto secondo Abigaille, venuta in possesso del documento che ne rivela la vera origine, dopo averlo sottratto a Nabucco, e vedendosi spodestata dal suo ruolo di erede al trono, è furiosa contro tutti e minaccia di morte tanto Nabucco quanto Fenena. La sua sete di vendetta sembra essere assecondata anche dal popolo assiro, che, in reazione alla liberazione di tutti gli Ebrei iniziata da Fenena, acclama regina proprio Abigaille. Intanto Ismaele incontra i Leviti nella reggia, che gli intimano di fuggire, anche se Anna chiede la pietà per il giovane: egli ha infatti tratto in salvo Fenena, che si è convertita al Dio di Israele. Nel paese nemico Abdallo annuncia la morte di Nabucco e l'incoronazione di Abigaille. Ma è lo stesso Nabucco a strappare nuovamente la corona dalle mani di Abigaille, maledicendo sia il suo Dio Belo che quello degli Ebrei ed autoproclamandosi Dio egli stesso. A tale blasfema affermazione un fulmine compisce Nabucco, che sembra ormai in preda alla follia, e riconsegna la corona ad Abigaille.
Atto terzo Abigaille, insediatasi ormai sul trono di Babilonia, invoca, tramite il Sacerdote di Belo, la morte per tutti gli Ebrei e per Fenena, traditrice del Dio Assiro. Entra in scena un ormai trasandato e trascurato Nabucco, che rivendica il trono ed affronta la regina. Abigaille difende la sua posizione, dichiarandolo un folle ed un vile, non di certo in grado di portare alla vittoria il popolo Babilonese. Nabucco, messo alle strette, viene costretto a firmare la dichiarazione con la quale viene invocato lo sterminio degli ebrei. Quando Nabucco s'accorge d'aver così condannato anche sua figlia Fenena, ormai convertitasi al Dio ebraico, è ormai troppo tardi per tornare indietro: agli Ebrei, incatenati sulle sponde dell'Eufrate, non resta che pensare con nostalgia alla loro patria lontana. Subito dopo entra Zaccaria che predice la liberazione del suo popolo.
Atto quarto Nabucco, tenuto prigioniero da Abigaille nelle sue stesse stanze, si sveglia sentendo il suono di guerra e pensando che Belo stia cadendo in mano ebrea. Non appena però si affaccia alla finestra si rende conto che la figlia Fenena è stata condannata a morte. Non essendo in grado di opporsi, gli si presenta davanti un'unica soluzione: disperato invoca l'aiuto e il perdono del Dio degli Ebrei. Rinvigorito di nuova forza, riesce ad aprire la porta della stanza in cui si trova prigioniero, e sottrae Fenena al mortale destino, rendendo poi grazie a Dio per averlo reso demente quando aveva avuto la presunzione di farsi tiranno e di aver fatto lo stesso ora con Abigaille. La donna, infatti, in preda alla follia, ha appena assunto del veleno, prima di rendersi anch'essa conto degli errori commessi. Così, morente, chiede perdono a Fenena, benedicendone l'amore con Ismaele e implora la pietà di Dio, mentre Zaccaria saluta Nabucco come re dei re.

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